Menu secondario

.,

Diramazione generale permessi legge n°104-1992 - 25-07-2012

/
Corpo Forestale dello Stato, Normativa

CORPO FORESTALE DELLO STATO

DIRAMAZIONE GENERALE

Prot. 16630

Roma, 25 luglio 2012

Oggetto; Articolo 33 della Legge 5 febbraio 1992, n. 104. Modifiche e integrazioni.-

L'articolo 24 della legge 4 novembre 2010, n. 183 recante "deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi di impiego, di incentivi all'occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie del lavoro", e l'articolo 6 del D.L.vo 18 luglio 2011, n. 119 recante "Attuazione dell'articolo 23 della legge 4 novembre 2010, n. 183, recante delega al Governo per il riordino della normativa in materia di congedi, aspettative e permessi" hanno modificato e integrato l'articolo 33 (Agevolazioni) della legge 5 febbraio 1992, n. 104.

In virtù di tali interventi normativi il comma 3 dell'articolo 33 della legge n. 104/1992 è così modificato;

"A condizione che la persona handicappata non sia ricoverata a tempo pieno, il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti, ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa. Il predetto diritto non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l'assistenza alla stessa persona con handicap in situazione di gravità. Per l'assistenza allo stesso figlio con handicap in situazione di gravità, il diritto è riconosciuto ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente. Il dipendente ha diritto di prestare assistenza nei confronti di più persone in situazione di handicap grave, a condizione che si tratti del coniuge o di un parente o affine entro il primo grado o entro il secondo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiamo compiuto i 65 anni di età oppure siano anch'essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti ".

E' stato poi inserito al medesimo articolo 33 il seguente comma 3-bis: "Il lavoratore che usufruisce dei permessi di cui al comma 3 per assistere persona in situazione di handicap grave, residente in comune situato a distanza stradale superiore a 150 chilometri rispetto a quello di residenza del lavoratore, attesta con titolo di viaggio, o altra documentazione idonea, il raggiungimento del luogo di residenza dell'assistito".

Nel merito del predetto comma 3, sul quale la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Funzione Pubblica ha diramato la circolare esplicativa n. 13/2010 del 6 dicembre 2010, consultabile nella rete intranet-C.F.S., si comunica quanto segue: 

LAVORATORI LEGITTIMATI A FRUIRE DEI PERMESSI DI CUI ALL'ARTICOLO 33, COMMA 3, DELLA LEGGE N. 104/1992 PER ASSISTERE PERSONE IN SITUAZIONE DI HANDICAP GRAVE

Ai fini applicativi la nuova normativa definisce i beneficiari dei permessi in argomento in rapporto al disabile e cioè:

  • il genitore;

  • il coniuge;

  • i parenti o affini entro il secondo grado;

  • i parenti o affini entro il terzo grado quando:

    a) i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità siano deceduti o mancanti (l'essere mancante va inteso come celibato, figlio naturale non riconosciuto, divorzio, separazione legale o abbandono);

b) i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni oppure siano affetti da patologie invalidanti individuate secondo quanto previsto dalla circolare del Dipartimento della Funzione Pubblica sopra menzionata, alla quale si rinvia per la consultazione.

Il rapporto di parentela e quello di affinità sono definiti dal codice civile (art.74 c.c.: "La parentela è il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite"; art. 78 "L'affinità è il vincolo tra un coniuge e i parenti dell'altro coniuge"). Sono quindi:

Parenti:

  • di primo grado: genitori e figli;

  • di secondo grado: nonni, fratelli, sorelle, nipoti (figli dei figli);

  • di terzo grado: bisnonni, zii, nipoti (figli di fratelli e/o sorelle), pronipoti in linea diretta.

Affini:

  • di primo grado: suocero/a, nuora, genero;

  • di secondo grado: cognati;

  • di terzo grado: zii acquisiti, nipoti acquisiti.

REFERENTE UNICO PER L'ASSISTENZA ALLA STESSA PERSONA IN SITUAZIONE DI HANDICAP GRAVE

li comma 3, dell'articolo 33, della legge n. 104/1992, così come riformulato, definisce un nuovo rapporto tra dipendente ed assistito stabilendo che il diritto alla fruizione dei permessi ".... non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l'assistenza alla stessa persona con handicap in situazione di gravità ....". Tale previsione caratterizza, in un certo senso, un rinnovato concetto di esclusività dell'assistenza, riconoscendo il beneficio dei permessi ad un unico lavoratore.

Pertanto, viene individuato un unico referente per ciascun disabile che assumerà "il ruolo e la connessa responsabilità di porsi quale punto di riferimento della gestione generale dell'intervento, assicurandone il coordinamento e curando la costante verifica della rispondenza ai bisogni dell'assistito" (Consiglio di Stato - parere n. 5078 del 2008).

Si ritiene, in ogni caso, che il divieto di fruire da parte di due dipendenti, alternativamente, dei permessi per lo stesso disabile, non è da intendersi come assoluto, qualora uno di loro, per oggettivo e documentato impedimento, per un periodo definito, non possa prestare l'assistenza dovuta.

Inoltre, si fa presente che le nuove norme non precludono espressamente la possibilità che un dipendente, possa essere "referente unico" per assistere più persone in situazione di handicap grave, con la conseguenza, ove ne ricorrano tutte le condizioni, che possa fruire di permessi anche in maniera cumulativa.

Si fa eccezione al principio del referente unico, come si dirà più avanti, anche nell'ipotesi di genitori di figli portatori di handicap grave. 

GENITORI DI FIGLI PORTATORI DI GRAVE HANDICAP

La nuova formulazione del comma 3, dell'articolo 33 della legge 104/1992, che recita "Per l'assistenza allo stesso figlio con handicap in situazione di gravità, il diritto è riconosciuto ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente", riconosce ai genitori, anche adottivi, di figli portatori di grave handicap, la possibilità di fruire, alternativamente, dei permessi sempre nel limite dei tre giorni per l'assistenza al medesimo figlio, a prescindere dall'età del bambino.

Una novità importante questa rispetto alle precedenti disposizioni, che sancivano, invece, il diritto alla fruizione dei tre giorni di permesso mensile per il figlio portatore di handicap grave solo "successivamente al compimento del terzo anno di vita del bambino".

Naturalmente nulla è innovato in merito al diritto dei genitori di un minore di tre anni in situazione di disabilità grave di avvalersi, in alternativa ai permessi, del prolungamento del congedo parentale o dei riposi orari retribuiti (art.42, comma 1, d.lgs. 151/2001)

PRESUPPOSTI PER LA CONCESSIONE DEI PERMESSI

Il nuovo testo del comma 3, dell'articolo 33 della legge n. 104/1992, in merito ai requisiti che legittimano la concessione dei permessi, non ha più menzionato la continuità e l'esclusività dell'assistenza, che quindi non possono più essere richiesti al fine dell' autorizzazione del beneficio, anche alla luce della nuova formulazione dell'articolo 20, comma 1, della legge 8 marzo 2000, n. 53 per l'aspetto della convivenza del beneficiario con il disabile.

L'eliminazione del requisito della continuità e quello della convivenza determina che il dipendente, oggi, può usufruire del beneficio dei permessi anche se non è in atto un'effettiva continua assistenza come ad esempio, nel caso di oggettiva lontananza dall'abitazione dell'assistito. Mentre l'esclusività è surrogata dalla nuova norma con la figura del referente unico stabilendo, cioè, che la fruizione dei permessi non possa essere riconosciuta a più di un lavoratore dipendente per l'assistenza alla stessa persona in situazione di disabilità grave.

I presupposti che rendono lecita, oggi, la concessione dei tre giorni di permesso mensili sono:

  • l'esistenza di un portatore di handicap grave;

  • il legame di parentela o di affinità entro il secondo grado (o terzo grado nei casi previsti) o coniugale con il predetto;

  • assenza di ricovero del disabile;

  • l'inesistenza di altri soggetti lavoratori pubblici o privati che, in relazione allo stesso disabile grave, già usufruiscono del beneficio dei tre giorni di permesso mensili.

Sotto questo aspetto la norma non ha subito variazioni. Si conferma, poi, che la persona in situazione di handicap grave non deve essere ricoverata a tempo pieno presso strutture ospedaliere o simili, pubbliche o private, che assicurino assistenza sanitaria continuativa. Per ricovero a tempo pieno s'intende quello per le intere 24 ore, ad eccezione di alcune situazioni già oggetto di orientamenti consolidati, quali:

  • interruzione del ricovero per necessità del disabile di recarsi fuori dalla struttura che lo ospita per effettuare visite o terapie;

  • ricovero a tempo pieno di un disabile in coma vigile e/o in situazione terminale;

  • ricovero a tempo pieno di un minore in situazione di handicap grave per il quale risulti documentato dai sanitari della struttura il bisogno di assistenza da parte di un genitore o di un familiare.

LA CERTIFICAZIONE DI DISABILITÀ GRAVE

La certificazione di disabilità grave è condizione prioritaria ed essenziale per accedere ai permessi retribuiti (articolo 3, comma 3, della legge n. 104/1992).

Il verbale con cui viene riconosciuto l'handicap in situazione di gravità è rilasciato da un'apposita Commissione medica operante presso ogni ASL costituita ai sensi dell'articolo 4,  comma 1, della Legge n. 104/1992 ed integrata ai sensi dell'articolo 20, comma 1, del D.L. 10 luglio 2009 n. 78, convertito nella legge 3 agosto 2009 n. 102.

Qualora siano trascorsi 90 giorni dalla data d'inoltro dell'istanza per il riconoscimento dello stato di disabilità grave del soggetto ed il dipendente non sia ancora in possesso della certificazione suddetta, quest'ultimo, ai sensi dell'articolo 2, comma 2 del D.L. 27 agosto 1993, n. 324 convertito in legge 27 ottobre 1993, n. 423, può presentare domanda per la concessione dei permessi in questione, allegando una certificazione provvisoria rilasciata dal medico specialista nella patologia dalla quale è affetta la persona disabile in servizio presso una struttura pubblica o privata equiparata alla pubblica. Detta certificazione produce effetto fino all'emissione dell'accertamento definitivo da parte della commissione.

In caso di patologie oncologiche trova applicazione quanto disposto dall'articolo 6, comma 3 bis, della legge 9 marzo 2006, n. 80, a norma del quale l'accertamento dell'handicap grave viene effettuato, entro 15 giorni dalla presentazione delle domande, dalle commissioni mediche di cui all'articolo 1 della legge 15 ottobre 1990, n. 295, ovvero all'articolo 4 della legge n.104/1992. Gli esiti della verifica hanno efficacia immediata per il godimento dei benefici da essi derivanti, fatta salva la facoltà della commissione medica periferica di cui all'articolo 1, comma 7, della legge 15 ottobre 1990, n. 295, di sospendere gli effetti fino all'esito di ulteriori accertamenti.

Resta fermo che, qualora l'iter procedurale di accertamento non si concluda con il riconoscimento della condizione di handicap grave, i permessi eventualmente fruiti dal dipendente in via provvisoria dovranno essere commutati in assenze ad altro titolo.

Per la concessione dei benefici in argomento ai dipendenti che assistono persone con sindrome di Down o grandi invalidi di guerra (categorie equiparate a soggetti in situazione di disabilità grave) è prevista una procedura semplificata di seguito illustrata.

Ai sensi dell'articolo 94, comma 3, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, i soggetti affetti da sindrome di Down, possono essere dichiarati in situazione di gravità, oltre che dall'apposita Commissione ASL, anche dal proprio medico di base, previa richiesta corredata da presentazione del "cariotipo". Inoltre, i soggetti portatori di tale handicap sono esenti, secondo quanto previsto dalla legge stessa, da ulteriori successive visite e controlli.

Ai sensi dell'articolo 38, comma 5, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, "i grandi invalidi di guerra di cui all'articolo 14 del testo unico approvato con D.P.R. 23 dicembre 1978, n. 915, ed i soggetti ad essi equiparati sono considerati persone handicappate in situazione grave ai sensi e per gli effetti dell'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104 e non sono assoggettati agli accertamenti sanitari previsti dall'articolo 4 della citata legge. La situazione di gravità è attestata dalla documentazione rilasciata agli interessati dai Ministeri competenti al momento della concessione dei benefici pensionistici".

Pertanto, per la fruizione dei permessi in parola per i grandi invalidi di guerra (cioè titolari di pensione o di assegno temporaneo di guerra per lesioni o infermità ascritte alla prima categoria con o senza assegno di superinvalidità) l'attestato di pensione rilasciato dal Ministero dell'economia e delle finanze o la copia del decreto concessivo della stessa, può validamente sostituire il verbale di handicap in situazione di gravità rilasciato dalle competenti Commissioni ASL.

ONERI DEL DIPENDENTE

Il dipendente che intende avvalersi delle agevolazioni previste dalla norma in trattazione, ha l'obbligo di produrre apposita istanza, corredata da idonea documentazione sanitaria, consistente nel verbale (in originale o copia conforme) della commissione medica dal quale risulti accertamento della situazione di handicap grave del soggetto da assistere, ovvero da altra idonea documentazione già sopra specificata (al riguardo, per esigenze di uniformità ed al fine di agevolare la presentazione delle richieste, è stata predisposta l'allegata modulistica).

Qualora nel verbale sia stato espresso un giudizio di "handicap grave" di natura permanente, ovvero rivedibile con indicazione della data in cui il disabile dovrà essere sottoposto nuovamente a visita, sarà sufficiente che il richiedente il beneficio si impegni, con dichiarazione di responsabilità, a comunicare eventuali rettifiche o revoche del giudizio. 

Il dipendente, deve fornire una dichiarazione sottoscritta di responsabilità (già inserita, tra l'altro, nella modulistica allegata) dalla quale risultino le indicazioni fornite dalla summenzionata circolare n. 13/2010 del Dipartimento della Funzione Pubblica, che di seguito, per rapidità di consultazione si riportano:

  • il dipendente presta assistenza nei confronti del disabile per il quale sono chieste le agevolazioni ovvero il dipendente necessita delle agevolazioni per le necessità legate alla propria situazione di disabilità;

  • il dipendente è consapevole che le agevolazioni sono uno strumento di assistenza del disabile e, pertanto, il riconoscimento delle agevolazioni stesse comporta la conferma dell'impegno - morale oltre che giuridico - a prestare effettivamente la propria opera di assistenza;

  • il dipendente è consapevole che la possibilità di fruire delle agevolazioni comporta un onere per l'amministrazione e un impegno di spesa pubblica che lo Stato e la collettività sopportano solo per l'effettiva tutela dei disabili;

  • il dipendente si impegna a comunicare tempestivamente ogni variazione della situazione di fatto e di diritto da cui consegua la perdita della legittimazione alle agevolazioni.

Si evidenzia, inoltre, che nella circolare del Dipartimento della Funzione Pubblica n. 13/2010 (oneri del dipendente) viene previsto che: "Salvo dimostrate situazioni di urgenza, per la fruizione dei permessi, l'interessato dovrà comunicare al dirigente competente le assenze dal servizio con congruo anticipo, se possibile con riferimento all'intero arco temporale del mese, al fine di consentire la migliore organizzazione dell'attività amministrativa".

Nel merito si auspica un'opera di sensibilizzazione nei confronti del dipendente che fruisce del beneficio in questione circa, ove possibile, l'anticipazione dei giorni di fruizione dei permessi di legge, nello spirito di correttezza e reciproco rispetto nei rapporti tra Amministrazione e dipendente per consentire per quanto più possibile una pronta riorganizzazione dei servizi senza comprimere minimamente il diritto degli interessati di fruire del beneficio.

Il dipendente che usufruisce dei permessi per assistere persona in situazione di handicap grave, residente in comune situato a distanza stradale superiore a 150 chilometri rispetto a quello di residenza del dipendente, attesta con titolo di viaggio, o altra documentazione idonea, il raggiungimento del luogo di residenza dell' assistito.

A titolo meramente esemplificativo, per documento idoneo si intende: biglietto ferroviario o di altro mezzo di linea, ricevuta del pedaggio autostradale oppure certificazione della struttura pubblica o privata presso la quale sono state effettuate visite, terapie, prestazioni specialistiche o esami diagnostici.

DOVERI DELL' AMMlNlSTRAZIONE

I Comandi regionali del C.F.S., la Divisione 11 dell'Ispettorato Generale e la Scuola provvederanno ad una tempestiva trattazione delle istanze, così da consentire un'adeguata tutela del disabile e verificheranno la correttezza della documentazione presentata chiedendone, se del caso, la sollecita integrazione.

I provvedimenti di accoglimento saranno periodicamente monitorati al fine di ottenere l'aggiornamento della documentazione e verificare l'attualità delle dichiarazioni sostitutive prodotte. I suddetti Uffici, procederanno, anche a campione, a verificare le dichiarazioni sostitutive secondo le modalità previste dalle vigenti disposizioni di legge.

Se nell'ambito o a seguito di accertamenti emergessero gli estremi di una responsabilità disciplinare del dipendente, si dovrà procedere alla tempestiva contestazione degli addebiti per lo svolgimento del relativo procedimento.

Si rammenta che, come precisato anche dal Dipartimento della Funzione Pubblica nella circolare n. 13/2010, in fase di prima applicazione si dovranno riesaminare i provvedimenti di assenso già adottati, al fine di verificare la sussistenza delle condizioni ora previste dalla legge.

Infine si ricorda quanto già disposto con nota 19352 del 7 settembre u.s. riguardo alla banca dati informatica presso il Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri relativa ai permessi per l'assistenza alle persone con disabilità. 

La presente circolare sostituisce, per quanto incompatibile, nella diramazione generale n. 2079 del 16 novembre 2009 nella SEZIONE V - "ASSISTENZA A PERSONE PORTATRICI DI HANDICAP GRAVE", il punto 2) Permesso mensile (art. 33, comma 3, legge 05/02/1992, n. 104, art. 20 L. 08/03/2000, n. 53 e art. 42, commi 2 e 3, D.Lgs. 26/03/21J01, n. 151).

IL CAPO DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO

Cesare Patrone

 

AllegatoDimensione
PDF icon 12-07-25_all_dg_permessi_104.pdf214.94 KB
Sviluppato da Maxsos