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Intervista al Dottor Di Croce

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maverick
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Iscritto: 24/01/2011 - 17:44
Intervista al Dottor Di Croce
La Riforma Madia mette completamente in discussione gli assetti amministrativi verso la prospettiva di una razionalizzazione degli enti e degli sprechi pubblici. L’accorpamento previsto nella legge riguarderà anche le forze di Polizia. L’obiettivo presupposto è di ridurre i cosiddetti ‘enti doppione’, cioè la sovrapposizione tra i diversi Corpi dello Stato. Tra i più discussi interventi di assembramento vi è quello nei confronti del Corpo forestale dello Stato. Anch’esso rischia di essere risucchiato nello snellimento della macchina burocratica.Il Corpo forestale  è a tutti gli effetti una forza di polizia che svolge un’attività prevalentemente civile. La sua storia gloriosa dimostra quanto sia stato un importante presidio per il territorio, prediligendo l’aspetto preventivo a quello repressivo pur essendo garanzia di sicurezza e presidio per i cittadini. Nata nel 1822, ha avuto come ‘mission’ la tutela e salvaguardia dei territori, nel rispetto delle sue condizioni morfologiche. Attraversando tutto il periodo pre- e post-risorgimentale, è stato nel Novecento il simbolo della ricostruzione italiana contro il dissesto idrogeologico.Con il tempo le sue responsabilità si sono moltiplicate, diventando sempre più presidio e sentinella dei territori, soprattutto montanari e, occupandosi di diverse funzioni che per semplicità possiamo distinguere in due grandi filoni, quello ambientale e quello agro-forestale.Negli ultimi anni, però, l’ente ha attraversato diverse fasi: dal rischio della frammentazione regionale alla sua ricompattazione come corpo omogeneo. Un processo che lentamente ne ha corroso l’organizzazione interna. Per comprendere le ragioni di questa crisi occorre, inevitabilmente ripercorrere alcune importanti tappe che si riferiscono a diverse stagioni politiche e che spiegano il suo progressivo smantellamento.Lo snodo cruciale, negli anni Novanta, è stata la devolution‘, condizione preliminare per la ripartizione regionale delle competenze amministrative. Il decreto Bassanini introdusse nel 2001 il sistema autarchico della regionalizzazione nelle amministrazioni pubbliche. In quella circostanza il Corpo forestale dello Stato rischiò di essere smembrato, ma nel 2003 questo pericolo fu definitivamente scampato a seguito dell’approvazione di una riforma volta a conservare l’unitarietà del Corpo forestale dello Stato a livello nazionale quale forza di polizia ambientale e forestale.Da allora a oggi, c’è stata un’ulteriore metamorfosi del Corpo forestale dello Stato. I sindacati insorgono parlando di militarizzazione.Un’accezione condivisa da Marco Moroni, segretario generale del Sapaf (Sindacato Autonomo Polizia Ambientale Forestale). “Il rischio è che con questo decreto il Corpo Forestale dello Stato perda la sua funzione di prevenzione e di presidio del territorio e che, assimilandosi alle altre forze armate, diventi preponderante la funzione repressiva”.Un pericolo che categoricamente Antonio Pappalardo, presidente del Supu (Sindacato Unitario Personale in uniforme), si sente di escludere: “Bisogna eliminare le catene corporativistiche e di comando per rendere le forze dell’ordine più produttive e funzionali. Sul rischio di cooptazione del personale che verrebbe snaturato delle sue competenze professionali, Pappalardo precisa: “È esattamente il contrario. Il Corpo forestale avrebbe una propria direzione generale, e sarebbe considerato al pari di altri nuclei speciali dell’Arma dei Carabinieri (Ros, Nas, Ris). Conserverebbe la sua integrità ed eccellenza”.Per Pappalardo dunque la riforma è un traguardo che andava raggiunto da tempo, e che metterà ordine a una organizzazione amministrativa frastagliata e ricca di sovrapposizioni nello svolgimento di compiti e funzioni.Il Corpo forestale ha l’importante funzione di tutelare il quotidiano dall’abusivismo edilizio, dagli eccessi di urbanizzazione, dall’abbandono dei rifiuti urbani e speciali, con compiti che vanno dalla  garanzia nello smaltimento della differenziata fino al monitoraggio nello smaltimento abusivo dell’Ethernit. Tra le sue responsabilità vi è anche il rinvigorimento delle foreste e gli interventi contro il disboscamento selvaggio, la tutela contro gli incendi boschivi.Funzioni che saranno accorpate in un organo speciale all’interno dell’Arma dei Carabinieri.La matrice ambientale, inoltre, comprende anche il controllo delle riserve naturali (parchi e aree protette) che garantiscono la biodiversità.Con Giuseppe Di Croce, ex Direttore generale del Corpo Forestale dello Stato, attualmente in pensione, approfondiamo tutti i retroterra politici che hanno portato alla situazione attuale. Dottor Di Croce, ci spieghi qual è l’importanza di un Ente di polizia civile come il Corpo Forestale, che svolge attività di presidio sul territorio su due principali fronti, quello della tutela ambientale e forestale e quello della sicurezza agro-alimentare. E soprattutto, qual è la differenza rispetto alle altre forze di polizia? Il CFS è sempre stato un organismo duttile, nel senso che ha sempre adattato la propria missione a sostegno delle mutevoli esigenze socio-economiche dei territori montani e soprattutto nell’affrontare le criticità ambientali. Quali appartenenti al Ministero dell’agricoltura, non potevamo non interessarci anche dei problemi collegati alla sicurezza agro-alimentare. La differenza con le altre forze di polizia risiede nel ruolo specifico del CFS, specializzato e finalizzato a presidiare gli ecosistemi naturali in tutte le sue componenti  e le sue fragilità. Le altre Polizie hanno compiti più generali di ordine pubblico, di sicurezza nazionale e di salvaguardia della legalità. Veniamo alla riforma Madia che tanto sta facendo discutere, nelle ultime settimane, il mondo forestale, soprattutto quello legato agli ambienti sindacali, che però sostengono di rappresentare  il 98% della protesta dei lavoratori. Quali sono, secondo lei, le ragioni di tale protesta? La protesta in linea di principio è sacrosanta in quanto non si comprende perché l’Esecutivo abbia deciso di sopprimere un Organo dello Stato, protagonista per eccellenza del presidio del territorio in termini di sicurezza dalle calamità naturali, di sviluppo e di tutore della ‘bellezza’, in senso lato senza una preventiva, approfondita e allargata  riflessione politica sulle conseguenze che un tale provvedimento andrà a provocare. Questo in via generale. Se invece analizziamo a fondo la vicenda vediamo che ci sono delle responsabilità precise a carico di più soggetti che giustificano in qualche modo la decisione del Governo. Prima di tutto si rileva che la ratio e le finalità della legge di riforma, di cui rivendico la paternità, sono state completamente travisate. Chiarisco in proposito che la qualificazione ‘polizia ambientale e forestale’, introdotta nella riforma, non significava la istituzione di una nuova forza di polizia, ma il mezzo per salvare il Corpo Forestale dello Stato dalla regionalizzazione decretata nel 2001. Per sopravvivere ai cambiamenti in atto avevamo costruito con la riforma una veste giuridica tale da consentire di valorizzare e rafforzare la specificità di forestali quali detentori di un know-how esclusivo per la gestione sostenibile delle foreste, la difesa del suolo, la prevenzione e repressione degli incendi boschivi, la salvaguardia delle risorse agro-ambientali, forestali e paesaggistiche. Il nuovo  CFS ha scelto invece di autoreferenziarsi mediante la nomina sconsiderata di un esercito di Colonnelli e Generali, e soprattutto di privilegiare le funzioni di polizia a scapito di quelle tradizionali, mettendosi in competizione con le altre forze di polizia che certamente non hanno gradito il protagonismo fine a se stesso e la ostentata esposizione mediatica messa in atto. Di fatto questa amministrazione ha ripudiato totalmente le funzioni forestali, tanto che la stessa formazione è basata sul Codice e sulla Procedura Penale e non più sulle materie forestali. Il Governo perciò ha preso atto di questa deriva e ha deciso di semplificare il quadro istituzionale, tanto più che ciò risponde alla logica della riduzione delle cinque forze di polizia. I sindacati, salvo una sigla minoritaria di funzionari, sono stati complici e fautori di questa scellerata quanto improvvida avventura, quindi hanno poco da recriminare. Anche durante la mia direzione avevano cercato invano di spingere l’amministrazione su queste frontiere improprie. La riforma nasce con l’intento di razionalizzare i costi e di ridurre gli sprechi. Eppure nel mondo del monitoraggio ambientale e agro-forestale ci sono molti enti doppioni. Le chiedo: chi trarrà vantaggio e svantaggio da questo accorpamento?   È indubbio che l’accorpamento produrrà una riduzione di costi e una razionalizzazione della spesa. La soppressione di una Direzione Generale e di circa 150 Uffici periferici, nonché la re-immissione in servizi operativi di 3/4000 persone costituiscono un buon viatico per far digerire questa contestata operazione. Allo stato delle cose non prevedo particolari disservizi. Il cruccio semmai è che tramonta definitivamente la speranza di un organismo capace di occuparsi professionalmente degli ecosistemi forestali, una preziosità straordinaria che copre un terzo del territorio nazionale e che contiene la più ricca biodiversità d’Europa.  Lei è d’accordo sul fatto che l’assorbimento del CFS nell’Arma dei Carabinieri potrebbe rafforzare l’aspetto repressivo del reato e non quello preventivo legato alla rieducazione del cittadino e alla tutela degli abusi quotidiani?  Nel nostro Paese la propensione alla illegalità è molto alta. La cultura della legalità si forma prima di tutto nella famiglia e nella scuola, meno con le operazioni di polizia.   Tra le varie contestazioni vi è anche la questione della cooptazione del personale con l’impiego in qualifiche non spettanti alla funzione per la quale sono vincitori di concorsi. Che ne pensa? Questo è l’aspetto più controverso e inquietante della faccenda. Prevedo una serie di ricorsi e controricorsi, soprattutto riguardo al cambiamento dello stato giuridico e ordinamentale del personale, che subirà i maggiori disagi. Non crede che sia necessaria una riforma anche all’interno del CFS? In quali termini? Troppo tardi: in 10 anni è stato dilapidato un patrimonio bicentenario. Si doveva intervenire a tempo debito, ma la politica consociativa ha preferito voltare la testa altrove. Ora ci penserà l’Arma dei Carabinieri. Insomma quali sono gli aspetti su cui il Governo e il Ministro della pubblica amministrazione dovrebbero lavorare ancora per migliorare la qualità degli interventi? La situazione ormai è compromessa. Quando si cominciò a paventare la soppressione del CFS scrissi al Ministro Madia, dicendole che si stava assumendo la grave responsabilità di privare il Paese di un presidio collaudato a difesa dell’ambiente. Anziché sciogliere il CFS le consigliai di restituirlo alle sue funzioni originali. Aggiungevo che in alternativa la soluzione meno traumatica per il personale sarebbe stata il passaggio in una costituenda struttura autonoma della Polizia di Stato con il quale il CFS condivide stato giuridico e ordinamento. A corollario di quanto sopra posso affermare che questa operazione è paradigmatica della rozzezza della classe politica italiana e del livello infimo di certa burocrazia.  
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