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TAR Lazio sentenza 9279/2013 promozione dirigenti superiori

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Repubblica

RI

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Seconda Ter)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso n. 4037 del 2013, proposto da Graziano Giuseppe, rappresentato e difeso dagli avv.ti Francesco Lilli e Giovanni Giannicco, presso lo studio del primo elettivamente domiciliato, in Roma, viale di Val Fiorita n. 90; 

contro

- il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali

- il Corpo Forestale dello Stato

in persona dei rispettivi legali rappresentanti, rappresentati e difesi dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliati in Roma, via dei Portoghesi n. 12; 

nei confronti di

Antonio Danilo Mostacchi, Ciro Lungo, Simonetta De Guz, Renzo Morolla, Daniele Zovi, Sergio Costa, rappresentati e difesi dall'avv. Vincenzo Colaiacovo, con domicilio eletto presso Vincenzo Colaiacovo in Roma, via Piero Foscari n. 40;

Giuseppe Vadalà, Guido Conti, Giampiero Costantini, Giampiero Andreatta, Paola Maria Tomassone; 

per l'annullamento

- della graduatoria conclusiva del concorso approvata con decreto del Capo del Corpo Forestale dello Stato del 7 febbraio 2013, pubblicata sul Bollettino Ufficiale il successivo 7 marzo, nella parte in cui la stessa pregiudica l’utile collocazione del ricorrente;

- del verbale del Consiglio di Amministrazione del Corpo Forestale dello Stato del 7 gennaio 2013, in uno ai relativi allegati, nella misura in cui perviene alla graduatoria dei promuovibili in ordine di merito;

- nonché di ogni altro atto connesso, presupposto e conseguenziale.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio dell'Amministrazione intimata e dei contro interessati precedentemente indicati;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 16 ottobre 2013 il dott. Roberto Politi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

Espone il ricorrente di aver preso parte alla selezione preordinata alla promozione alla qualifica di dirigente superiore del Corpo Forestale dello Stato, da effettuarsi con scrutinio per merito comparativo a fronte di otto posti disponibili.

In esito alla procedura selettiva, il ricorrente si graduava al dodicesimo posto, con punti 80,23.

Assume l’illegittimità degli atti gravati sotto i seguenti profili:

Eccesso di potere nelle seguenti figure sintomatiche: violazione e falsa applicazione dell’art. 51 c.p.c.; vizio della funzione; manifesta irrazionalità; cattivo esercizio del potere amministrativo; incoerenza nella valutazione; violazione delle regole e dei principi di uniformità del criterio di giudizio; violazione e falsa applicazione dei criteri approvati dal Corpo Forestale dello Stato; violazione dei principi di par condicio ed imparzialità; perplessità.

In primo luogo, parte ricorrente evidenzia la presenza di una situazione di incompatibilità manifesta e di conflitto di interesse, integrata dallo svolgimento delle funzioni di segretario del Consiglio di Amministrazione del C.F.S. ad opera di una candidata nella selezione de qua (dott.ssa Simonetta Del Guz, classificatasi conclusivamente al quarto posto).

Tali funzioni, in particolare, si sarebbero sostanziate nello svolgimento dell’attività istruttoria inerente alla procedura selettiva di che trattasi e nella conseguente predisposizione dei plichi recanti le schede personali dei partecipanti.

Sotto altro profilo, il ricorrente, dopo aver illustrato il proprio curriculum professionale, evidenzia che taluni dei punteggi riguardanti i titoli di servizio sarebbero stati erroneamente attribuiti dalla commissione esaminatrice, pervenendosi a risultati distorsivi rispetto ad altri candidati asseritamente in possesso di un meno lusinghiero percorso di carriera.

Tale censura, analiticamente dedotta, si sofferma sui punteggi riconosciuti per le Categorie VII, II, V; e sottolinea come i controinteressati evocati dalla parte in giudizio possano vantare lo svolgimento di meno prestigiosi incarichi

Sotto un profilo generale, il ricorrente lamenta che la valutazione dei titoli non sia stata preceduta dalla elaborazione di un criterio di parametrazione; mentre, per quanto concerne la posizione individuale dell’interessato, vengono analiticamente indicati i titoli pretermessi da ogni valutazione; ovvero, sottostimati rispetto al punteggio riconosciuto in favore di altri candidati a fronte di omologhi presupposti di rilevanza.

Le affermate illogicità che avrebbero assistito l’attribuzione dei punteggi, nonché l’impiego di un metro valutativo non caratterizzato da omogeneità applicativa inducono il ricorrente a contestare la legittimità dell’operato in sede valutativa; e, conseguentemente, del punteggio al medesimo attribuito.

Conclude pertanto parte ricorrente insistendo per l'accoglimento del gravame, con conseguente annullamento degli atti oggetto di censura.

L'Amministrazione intimata, costituitasi in giudizio, ha eccepito l'infondatezza delle esposte doglianze, invocando la reiezione dell'impugnativa.

Si sono inoltre costituiti in giudizio i controinteressati in precedenza nominativamente indicati; i quali, da ultimo con memorie depositate il 31 luglio ed il 25 settembre 2013, hanno confutato la fondatezza delle censure dedotte con l’atto introduttivo, conseguentemente chiedendone il rigetto.

La domanda di sospensione dell'esecuzione dell'atto impugnato, dalla parte ricorrente proposta in via incidentale, è stata da questa Sezione accolta con ordinanza n. 2144, pronunziata nella Camera di Consiglio del 29 maggio 2013.

Il ricorso viene ritenuto per la decisione alla pubblica udienza del 16 ottobre 2013.

DIRITTO

1. Come illustrato in narrativa, le censure articolate con l’unico, complesso, motivo di doglianza di cui consta il presente mezzo di tutela possono suddividersi in:

- doglianze preordinate all’integrale travolgimento della procedura selettiva, a fronte della partecipazione a singole fasi del relativo procedimento (in qualità di segretario del Consiglio di Amministrazione del C.F.S., nonché di responsabile della Divisione 12^) di altra candidata (la dott.ssa Del Guz) e della affermata incompatibilità che, in ragione dello svolgimento delle suindicate funzioni, avrebbe rivelato valenza decettiva sull’imparziale e corretto svolgimento del concorso;

- profili inficianti volti, diversamente, a contestare la pretermessa e/o errata valutazione di titoli di servizio (assumendosi, sotto tale profilo, l’erroneità del metro valutativo che avrebbe consentito a colleghi con un meno prestigioso percorso professionale di ottenere un più alto punteggio), al fine di conseguire una più elevata collocazione nella conclusiva graduatoria, con riveniente inserimento nel novero di vincitori (il ricorrente, si rammenta, si è classificato al dodicesimo posto, con punti 80,23).

Con ogni evidenza, il secondo ordine di doglianze è preordinato al soddisfacimento dell’interesse sostanziale del quale il ricorrente è portatore; mentre le censure rivolte a promuovere l’integrale caducazione della procedura concorsuale veicolano un interesse meramente strumentale (rifacimento del concorso), con possibilità di conseguimento dell’utilità finale soltanto attraverso una utile collocazione in graduatoria all’esito della rinnovazione della procedura selettiva.

L’esigenza di garantire l’effettività della tutela giurisdizionale, direttamente postulata dall’art. 1 c.p.a., induce il Collegio, al fine di privilegiare l’eventuale conseguibilità dell’interesse sostanziale dalla parte dedotto in giudizio, a riservare prioritaria considerazione al secondo ordine di doglianze; in esito al quale:

- se un eventuale accoglimento di esse priverebbe le censure in primo luogo articolate dal ricorrente di alcun persistente interesse, attesa l’ovvia prevalenza del soddisfacimento dell’interesse sostanziale su quello meramente strumentale;

- solo in esito ad un eventuale rigetto, troverebbe piena espansione la pretesa alla delibazione dei motivi di ricorso riguardanti l’affermata incompatibilità della dott.ssa Del Guz (in caso di accoglimento degli stessi, atteggiandosi la portata della conclusiva sentenza con connotazione demolitoria in ordine all’intera consecuzione di atti attraverso i quali si è dipanato l’iterconcorsuale).

2. Quanto sopra doverosamente precisato, vanno innanzi tutto esplicitate le coordinate, di elaborazione giurisprudenziale, che delimitano la latitudine espansiva in subiecta materia caratterizzante l’esercizio della funzione valutativa; e, corrispondentemente, il coefficiente di penetrazione che il sindacato giurisdizionale di legittimità rivela a fronte di un potere caratterizzato, con ogni evidenza, da ampi margini di apprezzamento discrezionale.

Soccorrono, a tali fini, le considerazioni esplicitate dal Consiglio di Stato (sez. VI, sentenza 6 settembre 2010 n. 6483, confermativa della pronunzia di questa Sezione n. 9974 del 2009) in occasione di controversia omogeneamente riguardante il personale dirigenziale del Corpo Forestale dello Stato.

Particolare attenzione merita l’individuazione dei profili di legittimità che assistono le modalità attuative dell’esercizio della funzione valutativa, le quali devono essere caratterizzate dall’ostensione di un apparato motivazionale idoneo a dar conto del giudizio che ha assistito l’esame delle posizioni degli aspiranti, nonché dell’apprezzamento riservato agli elementi fattuali (nella fattispecie: titoli di servizio e culturali, esperienze professionali, incarichi rivestiti) suscettibili di orientare la prevista attribuzione di punteggio.

Come condivisibilmente sostenuto nella decisione precedentemente citata, i parametri enucleati dalla giurisprudenza perché possa essere ritenuta sussistente una patologia dell’azione amministrativa, sono applicabili anche alla motivazione che deve necessariamente assistere le valutazioni dell’Amministrazione in tema di selezione concorsuale.

In particolare, merita puntuale attenzione (in ragione della portata delle censure esposte con il mezzo di tutela all’esame) quanto nella sentenza in rassegna esplicitato in ordine alla valutazione del parametro dell’“attitudine”: il quale, se ex se “idoneo a concretarsi in valutazioni attinenti all’intrinseco convincimento relativo alla migliore capacità di taluno o talaltro dei candidati a meglio svolgere gli alti compiti d’istituto in futuro al medesimo affidati”, non può tuttavia “essere disgiunto dalla preventiva definizione dei parametri cui ancorare tale convincimento; dalla necessità che si dia atto analiticamente delle ragioni supportanti il convincimento espresso; dalla doverosa correlazione di tale motivazione ai parametri previamente indicati e costituenti per l’Amministrazione autovincolo; ed, infine, dalla – anche sintetica, purché non criptica – esposizione dell’itermotivazionale che ha condotto alla formazione del convincimento”.

Se tale attività “è vieppiù necessaria allorché si tratti di delibare comparativamente tra una pluralità di candidati aventi un percorso professionale in qualche misura assimilabile, esperienze simili e … profili professionali d’alto livello”, ciò costituisce “unico presidio per scongiurare il rischio – a monte – che la valutazione dell’Amministrazione possa all’esterno fondarsi su imperscrutabili valutazioni in quanto tali sospettabili di parzialità e – a valle – per consentire il controllo giurisdizionale su tale operato, prescritto dalla Carta fondamentale”.

Nel richiamare i contenuti di una precedente sentenza della stessa Sezione VI (11 ottobre 2005 n. 5627), la pronunzia in rassegna ha, poi, precisato che “in sede di valutazione di più candidati alla promozione alla qualifica superiore, l'Amministrazione gode di un'ampia discrezionalità nell'attribuire il punteggio sull'attitudine, essendo questo collegato ad una valutazione complessiva ed integrale della personalità dei candidati e alla idoneità prospettica a svolgere in modo ottimale le funzioni della qualifica superiore”; e che “le valutazioni di merito, salvo i casi di illogicità manifesta e di ingiustizia manifesta, non possono essere oggetto di cognizione da parte del giudice amministrativo in sede di giudizio di legittimità”.

Muovendo da tale condivisibile punto di partenza, è stata, tuttavia, rilevata la “necessità che la discrezionalità dell'Amministrazione abbia sempre il supporto della sua manifestazione in specifici concreti elementi e si esprima, in ogni caso, attraverso una motivazione che renda possibile comprendere le ragioni per cui, in relazione alla valutazione di più candidati, una complessità di valutazione sia da ritenersi superiore ad un'altra complessità di valutazione”; altrimenti venendo a confondersi “la discrezionalità amministrativa … con un giudizio di carattere assoluto, privo di pur minimi, necessari riscontri obiettivi”.

In tal senso, il convincimento dell’Amministrazione in ordine alla graduazione della valutazione dei titoli culturali, professionali e di carriera (suscettibile, come nel caso in esame, di refluire sulla formulazione del giudizio in ordine all’attitudine del candidato a rivestire la qualifica del grado superiore alla quale il medesimo aspiri ad essere avanzato) deve trovare ostensione, “anche se non attraverso una accurata comparazione analitica, almeno … attraverso una sia pur minima motivazione”, suscettibile di rendere “esplicito il miglior grado di complessità dei giudizi ritenuto dalla Commissione”.

Analogamente alla fattispecie concorsuale ora all’esame, nella pronunzia in rassegna viene, significativamente, rilevato che “alla specificazione dei parametri a monte si accompagnava … anche la indicazione delle linee di esame dei precisi e definiti parametri di valutazione dianzi indicati”.

A fronte della predisposizione di tale autovincolo, peraltro, si rivela necessario “un approccio esplicativo del convincimento” cui l’Amministrazione sia pervenuta, nonché “una esposizione compiuta del medesimo”, avuto riguardo al consolidato orientamento per cui “nell'ambito della procedura di scrutinio per merito comparativo, l'organo di vertice dell'Amministrazione pur godendo di un'ampia discrezionalità, per la mancanza di precisi e predeterminati elementi di valutazione, ha comunque l'obbligo di fornire idonea motivazione, onde dar conto degli elementi effettivamente considerati ed idonei a consentire la ricostruzione dell'iter logico seguito, soprattutto in considerazione della necessaria correlazione logica che deve intercorrere tra la valutazione complessiva e le singole categorie di titoli, ivi compresa quella relativa all'attitudine allo svolgimento delle funzioni superiori” (cfr. ulteriormente, Cons. Stato, sez. IV, 17 giugno 2003 n. 3400).

3. Il dettaglio con il quale il Collegio ha riportato i più rilevanti elementi motivazionali della pronunzia precedentemente citata assume diretta rilevanza ai fini della delibazione della presente controversia, che presenta significativi tratti di sovrapponibilità con la vicenda contenziosa che ha dato luogo alla sentenza di cui sopra (e, prima ancora, alla decisione di questa Sezione n. 9974/2009, dalla prima integralmente confermata).

3.1 Va, innanzi tutto, osservato che il Consiglio di Amministrazione del C.F.S., nella seduta del 29 maggio 2012, ha elaborato i “criteri di massima da adottare negli scrutini di merito comparativo per la promozione alla qualifica di Dirigente superiore”.

Le modalità di attribuzione del punteggio contemplavano la presenza delle seguenti categorie:

I – Qualità del servizio prestato risultante dalle schede di valutazione dell’attività dirigenziale e dai rapporti informativi (massimo punti 60)

II – Incarichi svolti e servizi speciali (massimo punti 8)

III – Profitto tratto dai corsi professionali altri titoli di studio (massimo punti 4)

IV – Lavori originali elaborati per il servizio (massimo punti 2)

V – Pubblicazioni scientifiche (massimo punti 2)

VI – Ricompense ed altri titoli (massimo punti 4)

VII – Attitudine ad assumere maggiori responsabilità e ad assolvere le funzioni della qualifica superiore (massimo punti 20).

Per le categorie II, III, VI risultavano inoltre articolati, con corrispondente punteggio massimo attribuibile, sottocriteri e/o sottoparametri di valutazione.

Quanto al profilo attitudinale (categoria VII), è stata prevista la riconoscibilità di un massimo di 4 punti per ciascuno dei seguenti elementi di valutazione:

- Funzioni svolte (“viene valutato il livello qualitativo delle funzioni svolte con riguardo alla rilevanza degli uffici e delle sedi, al grado della responsabilità assunta ed al tipo di lavori svolti, nella misura in cui essi rivelino un particolare grado di preparazione e di competenza professionale”)

- Sedi (“vengono prese in considerazione le sedi di servizio sotto l’aspetto degli incarichi ivi rivestiti, della permanenza in esse e delle loro dimensioni”);

- Organizzazione e gestione del personale (“viene espresso un giudizio sul complesso delle capacità organizzative e gestionali dimostrate nel concreto espletamento degli incarichi”)

- Capacità relazionali (“viene dato rilievo all’immagine offerta dal funzionario sia nell’ambito dell’Amministrazione che negli ambienti esterni, anche con riferimento alle capacità relazionali”)

- Personalità (“viene espresso un giudizio sulla completa personalità dello scrutinando e sulla disponibilità manifestata verso le esigenze di servizio, in particolare sotto il profilo della mobilità, qual risulta da tutte le sedi di servizio e dagli incarichi ricoperti”).

3.2 Quanto sopra precisato, osserva in primo luogo il Collegio come l’individuazione dei criteri e dei sotto-criteri di valutazione, per ciascuna delle voci suscettibili di giudizio ai fini dello scrutinio per l’avanzamento al grado superiore, si sottragga a fondata critica.

Nell’escludere, fin da ora, che il sindacato di legittimità riveli latitudine espansiva fino a consentire una pratica “penetrazione” nel merito dell’azione amministrativa, la declinazione delle modalità valutative si rivela indenne da profili inficianti riguardati sotto il profilo della illogicità e/o incongruità dello strumento impiegato dalla procedente Amministrazione per il perseguimento della finalità rappresentata dalla ponderazione comparativa degli aspiranti alla promozione al grado superiore.

Né, sotto altro profilo, può sostenersi che le voci e le sotto-voci relative alle diverse categorie nelle quali è stata articolata la valutabilità dei profili professionali dei candidati evidenzino profili distorsivi (e, men che meno, decettivi) rispetto all’esigenza di pervenire ad una esaustiva, quanto dettagliata, disamina degli elementi suscettibili di fornire un quadro complessivo delle professionalità oggetto di scrutinio.

3.3 Parimenti inaccoglibili si dimostrano le doglianze dalla parte ricorrente dettagliate con riferimento a singoli titoli, la cui valutazione sarebbe stata dal Consiglio di Amministrazione del C.F.S. affatto pretermessa, ovvero per i quali il punteggio riconosciuto sarebbe stato sottostimato in relazione alla qualità/rilevanza dell’incarico dall’interessato svolto.

Non può omettere il Collegio, in proposito, dal rinviare alle documentate considerazioni analiticamente esposte dall’Avvocatura Generale dello Stato con memoria depositata in giudizio il 31 luglio 2013, nella quale viene dato puntualmente conto – a fronte di un percorso valutativo invero esente da criticabilità, nel quadro della consentita sindacabilità dell’esercizio del potere de quopropria della presente sede di legittimità – del fondamento giustificativo dei punteggi assegnati al ricorrente Graziano.

L’esigenza – precedentemente posta in luce – che il giudizio, quand’anche ammissibilmente espresso attraverso l’impiego di coefficienti numerici, sia supportato da un preventivo vaglio valutativo suscettibile di dare piena contezza dello svolgimento logico-argomentativo che ha condotto all’espressione di un determinato punteggio, appare nella fattispecie positivamente, quanto congruamente, soddisfatta: dovendosi, sotto tale profilo, escludere che possa essere rimesso al giudice amministrativo, nell’ambito di poteri di cognizione che escludono alcuna “sovrapponibilità” del giudizio al medesimo rimesso rispetto alle concrete modalità attuative assunte dalla discrezionalità dell’Amministrazione, il pratico “rifacimento” della valutazione stessa e la “sostituzione” delle ricadute numeriche nelle quali si è sostanziata.

3.4 Né, sotto altro profilo, l’obbligo motivazionale la cui ineludibilità va, nella presente sede, ribadita alla luce della condivisibilità dell’orientamento giurisprudenziale del quale si è dato precedentemente conto, si rivela disatteso con riferimento al (pure contestato) giudizio attitudinale, conclusosi con il riconoscimento, nei confronti dell’odierno ricorrente, di punti 18.

Dall’esame della “scheda individuale di valutazione” dell’interessato, infatti, è dato evincere che il suddetto punteggio, così articolato:

- Funzioni: 3

- Sedi: 3

- Organizzazione e gestione del personale: 4

- Capacità relazionali: 4

- Personalità: 4

per un totale di punti 18, consegue al seguente giudizio, infra sinteticamente riportato:

- “personalità di altissimo profilo, emersa da tutti gli elementi di conoscenza contenuti nel fascicolo ed in particolare dallo svolgimento delle funzioni di primo dirigente”;

- “eccellenti capacità relazionali”;

- “eccellenti capacità organizzative”;

- “continuità nel rendimento”;

- “qualità buona delle funzioni svolte, con particolare riferimento al periodo di dirigenza svolto presso il Comando Regionale della Calabria e l’Ufficio Ispettivo Centro-Nord dell’Ispettorato Generale, nell’ambito dei quali lo scrutinando ha conseguito risultati molto buoni”.

La già indicata delimitazione dei profili di sindacabilità delle modalità di esercizio del potere amministrativo –in subiecta materia, come noto, caratterizzato da ampia connotazione discrezionale, in ragione della qualità dell’apprezzamento che connota la valutazione del servizio, degli incarichi svolti, della qualità del rendimento dal pubblico dipendente dimostrata in occasione dello svolgimento di essi – esclude la rilevabilità di emersioni inficianti, atteso che:

- l’onere motivazionale in ordine alla valutazione attitudinale è stato adeguatamente assolto, con l’ostensione di evidenze valutative indenni da elementi di travisamento e/o errato apprezzamento dei presupposti di fatto, ovvero di manifesta illogicità e/o irragionevolezza;

- e l’attribuzione del punteggio per ciascuna delle sotto-voci nelle quali risulta articolata la categoria VII rivela coerenza logica con il giudizio sintetizzato dalla riportata effusione motivazionale;

di talché le doglianze in proposito dedotte dalla parte ricorrente, anche a fronte dell’affermata valenza decettiva che la pretermessa/sottostimata valutazione dei titoli di servizio avrebbe riverberato sul giudizio attitudinale, non possono essere accolte.

Va, infatti, rammentato come la valutazione dell’attitudine a svolgere le funzioni da conferire configuri un giudizio (di merito) riassuntivo e conclusivo di tutte le valutazioni attinenti agli altri parametri (qualità del servizio derivante dai rapporti informativi, funzioni in atto svolte, personalità dell'impiegato); e, pertanto, si configura come “giudizio di sintesi” finale che esprime il momento comparativo della selezione, riassumendo e concludendo le valutazioni di tutti gli altri parametri e concretizzandosi in un giudizio di sintesi di carattere finale che fornisce emersione al momento comparativo della selezione (cfr. T.A.R. Lazio, sez. II-ter, 1° luglio 2005 n. 5416).

Deve poi, da ultimo, soggiungersi, sul punto della continuità logica della valutazione attitudinale rispetto al giudizio che ha assistito le altre voci di screening del profilo professionale del candidato, come il punteggio attribuibile per la categoria all’esame, “sebbene non possa logicamente essere tale da stravolgere completamente la valutazione ottenuta da ciascun candidato per le categorie precedenti, non può neanche essere il risultato conseguenziale ed automatico di quest’ultima, rivelandosi in tal caso evidentemente pleonastico”: e ciò in quanto, “in sede di giudizio sull’attitudine all’avanzamento non devono essere considerate di per sé l’astratta rilevanza dell’ufficio e delle funzioni svolte, ma, riguardando il giudizio l’esame complessivo della personalità dello scrutinando, deve tenersi conto anche dei concreti risultati conseguiti e della qualità del servizio svolto” (cfr. T.A.R. Lazio, sez. II-ter, 24 settembre 2012 n. 8032).

4. Se, alla stregua di quanto esposto, le censure dalla parte ricorrente dedotte avverso l’attribuzione di punteggio non meritano – nei limiti, si ripete, della sindacabilità intrinseca all’esercizio della funzione giurisdizionale di legittimità – accoglimento, neppure fondata si dimostra la doglianza con la quale parte ricorrente, sostenendo che la controinteressata dott.ssa Simonetta Del Guz abbia preso parte, in ragione dell’ufficio dalla medesima rivestito, a talune fasi dell’iter procedimentale relativo alla procedura selettiva di che trattasi, ha contestato l’imparzialità e la trasparenza dell’operato dell’Amministrazione.

In particolare, il dott. Graziano ha osservato che la dott.ssa Del Guz:

- in quanto segretario del Consiglio di Amministrazione del C.F.S., “ha curato in prima persona e sotto la propria responsabilità l’intera attività istruttoria prodromica all’espletamento della promozione in oggetto”;

- e, in quanto “titolare dell’ufficio preposto al ricevimento della documentazione dei singoli candidati, ha predisposto – materialmente – i plichi contenenti le schede personali da sottoporre al giudizio del Consigli di Amministrazione” (cfr. pagg. 3-4 dell’atto introduttivo).

Se l’assunto in fatto dal quale muove la doglianza all’esame (titolarità, da parte della dott.ssa Del Guz, dell’ufficio di Segreteria del Consiglio di Amministrazione, nonché della Divisione 12^) è rispondente al vero, va decisamente escluso che le attività dall’interessata disimpegnate nell’esercizio delle relative funzioni rivelino una posizione di conflitto di interesse rispetto alla qualità, dalla stessa dott.ssa Del Guz rivestita, di candidato nell’ambito dello scrutinio de quo: per l’effetto dovendosi confutare che l’operato dell’Amministrazione possa prestarsi, in ragione delle riportate circostanze, a fondata critica sotto i profili della correttezza, trasparenza ed imparzialità.

Ed invero, come puntualmente e diffusamente esposto dalla difesa erariale (cfr. memorie dell’Avvocatura Generale dello Stato depositate il 24 maggio, il 31 luglio ed il 24 settembre 2013), la dott.ssa Del Guz non risulta aver svolto, in alcuna fase della procedura di scrutinio, attività anche solo indirettamente contigua alle operazioni di scrutinio che, attraverso la ponderazione comparativa delle posizioni degli aspiranti, hanno condotto alla formazione della conclusiva graduatoria che ha visto il ricorrente dott. Graziano collocarsi al di fuori del novero dei vincitori.

A fronte della comunicazione di avvio del relativo procedimento nei confronti degli interessati (sottoscritta dal responsabile della Divisione IV, ing. Gaetano Priori; e recante l’indicazione del responsabile del procedimento dott. Giuseppe Cottignoli), è stata ai candidati concessa la visione del proprio fascicolo personale, al fine provvedere, eventualmente, all’integrazione del relativo contenuto con ulteriori elementi documentali.

Nell’osservare come il ricorrente dott. Graziano non si sia avvalso di tale facoltà (dal medesimo esercitata soltanto in data 4 aprile 2013: in epoca, cioè, successiva alla conclusione dello scrutinio), va ulteriormente rilevato che la trasmissione dei suindicati fascicoli è avvenuta, a cura del responsabile del procedimento, alla segreteria del Consiglio di Amministrazione.

Tale ultimo organo (e, quindi, la dott.ssa Del Guz, investita della relativa funzione) si è limitato alla trasmissione dei fascicoli stessi ai componenti del Consiglio: senza provvedere, come sostenuto dal ricorrente, alla predisposizione dei plichi contenenti le schede personali da sottoporre al giudizio dell’organo incaricato della valutazione delle posizioni degli aspiranti.

Se, alla stregua di quanto esposto, la funzione dell’organo segretariale risulta essersi risolta nel mero “passaggio” della documentazione ai componenti del Consiglio (escludendosi, pertanto, che dalla dott.ssa Del Guz sia stato in qualsivoglia modo svolto un ruolo di collaborazione “attiva” in fasi dell’iter valutativo), va parimenti dato atto che la formazione delle “schede personali” degli scrutinandi è avvenuta ad opera del Consiglio stesso, per come previsto dalla disciplina di riferimento (art. 64 del D.P.R. 686/1957, che rimette appunto al predetto organo l’esame dei fascicoli personali e la distribuzione dei diversi titoli da ciascuno posseduto nelle categorie specificate ai sensi del precedente art. 62, elencandoli in schede distinte per ciascun impiegato).

Conseguentemente, il sostenuto coinvolgimento della dott.ssa Del Guz nell’intera “attività istruttoria prodromica all’espletamento della promozione in oggetto” trova puntuale smentita (non solo nello svolgimento delle attività nella fattispecie occorse, ma, ancor prima) nella carente individuabilità, quanto alle funzioni proprie del ruolo segretariale, delle incombenze che parte ricorrente sostiene essere state poste in essere dalla predetta controinteressata.

Va, poi, ulteriormente soggiunto che:

- le riunione “preparatorie” tenute dal Consiglio ai fini di un esame preliminare dei fascicoli degli interessati si sono svolte senza la presenza del segretario;

- e che nella seduta del 7 gennaio 2013 (nel corso della quale il Consiglio di Amministrazione ha deliberato in ordine alla scrutinio in esame, predisponendo le schede personali degli interessati, nonché catalogando ed assegnando a ciascun titolo precedentemente catalogato il relativo punteggio), la dott.ssa Del Guz ha abbandonato i lavori prima dell’inizio delle operazioni precedentemente descritte, con assunzione delle funzioni segretariali ad opera del componente meno anziano dell’organismo anzidetto (il dott. D’Autilia; il quale ha provveduto alla redazione e sottoscrizione, in ogni pagina, del relativo verbale, del quaderno di scrutinio e di tutte le schede di valutazione degli scrutinati).

Nessuna potenzialità decettiva, quanto alla correttezza, trasparenza ed imparzialità delle operazioni di scrutinio può, dunque, essere fondatamente ascritta alle attività poste in essere dalla dott.ssa Del Guz.

Piuttosto, l’assenza di qualsivoglia coinvolgimento (non soltanto nella funzione valutativa nella quale, propriamente, si è sostanziato lo scrutinio delle posizioni vantate dagli aspiranti; ma anche) nelle attività prodromiche e/o preparatorie, fuori dal mero disimpegno di compiti di mera trasmissione documentale, esclude la configurabilità stessa di alcuna potenzialità inficiante derivante dal preteso conflitto di interessi che connoterebbe la figura della controinteressata: dovendosi decisamente confutare – fuori da indimostrate asserzioni prive di comprovabile fondamento – la presenza, quantunque in via meramente ipotetica e/o induttiva, di patologie inficianti il corretto esercizio della funzione amministrativa.

5. Le considerazioni precedentemente esposte inducono il Collegio a dare atto dell’infondatezza delle censure articolate con il presente ricorso: il quale, conseguentemente, deve essere respinto.

Le spese di lite seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Ter), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna il ricorrente Graziano Giuseppe al pagamento delle spese di giudizio in favore del Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, nonché dei controinteressati costituitisi in giudizio, in ragione di € 1.000,00 (Euro mille/00) per ciascuna delle anzidette parti.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 16 ottobre 2013 con l'intervento dei magistrati:

Maddalena Filippi, Presidente

Roberto Politi, Consigliere, Estensore

Roberto Caponigro, Consigliere

L'ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 30/10/2013

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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